29-04-2011

Articolo di Marco Bizzotto sul GAZZETTINO di Padova sulla tragedia nella raffineria SARAS e sulla sicurezza negli ambienti confinati

19-07-2009

Articolo di Marco Bizzotto sul Mattino di Padova sulla tragedia della raffineria della SARAS e sulla sicurezza negli ambienti confinati

14-07-2009

Le misure preventive e protettive.

02-07-2009

Articolo di Marco Bizzotto sul Gazzettino di Padova sulla tragedia della raffineria della SARAS e sulla sicurezza negli ambienti confinati

26-06-2009

Articolo di Marco Bizzotto sul Padova sulla tragedia della raffineria della SARAS e sulla sicurezza  negli ambienti confinati

 
 
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LAVORI IN AMBIENTI CONFINATI

Il mancato rispetto delle norme di sicurezza relative alle operazioni in luoghi chiusi (pozzi, fosse, canalizzazioni, serbatoi, cisterne, ecc.) hanno portato, recentemente, alla morte di diversi lavoratori.

L'articolo pubblicato sul Corriere della Sera del 12 luglio chiarisce ancor meglio, se ce ne fosse ancora bisogno, le cause di queste tragedie del tutto evitabili:

  •  la presenza di H2S (idrogeno solforato o acido solfidrico) trasportato abusivamente nel depuratore con l’autobotte dalla ditta Carfi. Questo micidiale gas, che in dosi piccole si avverte per il suo odore di uova marce ma che in dosi alte e dunque letali è inodore, provoca un avvelenamento acuto. Lo stesso gas ha avvelenato gli operai di Molfetta e (BA) e di Saras (CA);
  •  l’assenza di misuratori di ossigeno e dei DPI salvavita quali maschere facciali e imbracature con relativi sistemi di recupero;
  •  la mancanza della formazione e dell’addestramento delle maestranze.

Le misure preventive e protettive che dovevano essere adottate per evitare queste tragedie sono le seguenti:

Operazioni preliminari

  1. Delimitazione dell’area;
  2. aerazione (naturale e/o artificiale) per un congruo periodo di tempo prima dell’accesso;
  3. predisposizione degli apprestamenti e delle attrezzature necessari per lo svolgimento dei lavori e per gli interventi in caso di emergenze;
  4. verifica della percentuale di ossigeno e dell’assenza di contaminanti e/o atmosfere esplosive.

Fase di accesso

Comporre una squadra con consistenza numerica adeguata e comunque di almeno 2 persone, in buone condizioni di idoneità fisica e adeguatamente formate. Un addetto permarrà sempre all’esterno della zona operativa a rischio in posizione sicura.

  1. Consentire l’ingresso nel luogo confinato mediante l’impiego di un treppiede dotato di dispositivo di evacuazione e recupero: questa attrezzatura protegge efficacemente anche dal rischio di caduta durante l’ingresso dall’alto. 
  2. Gli operatori devono indossare una imbracatura con la fune di vincolo fissata all’attacco dorsale; questa soluzione, oltre a fornire un adeguato livello di sicurezza contro il rischio di caduta, permette di sollevare correttamente anche persone prive di coscienza.
  3. Provvedere al monitoraggio costante dell’atmosfera mediante rilevatori gas/ossigeno portatili. 
  4. Impiegare attrezzature idonee all’attività da svolgere e alle caratteristiche dei luoghi. (Questa idoneità deve comprendere anche i DPI utilizzati/indossati preventivamente all’ingresso nel luogo confinato).

Su questo tema e sui fatti di Catania, Molfetta, Saras e Riva Ligure ho già avuto modo di intervenire (Il Gazzettino 02.07.2009 e Il Padova 26.06.2009) e ribadisco ancora una volta che sulla sicurezza dellevite umane non possiamo più aspettare

Arch. Marco Bizzotto

 

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